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Reati informatici in Italia: normativa, sanzioni e prevenzione

Marco Paolo Russo Rinaldi • 2026-05-24 • Revisionato da Chiara Romano

Se hai cercato “reati informatici italia” è probabile che tu voglia capire cosa rischi cliccando su un link sbagliato o come difendere la tua azienda da un attacco. In Italia la materia è regolata da una legge del 1993, la n. 547, che ha introdotto nel Codice penale fattispecie come l’accesso abusivo e la frode informatica, e da allora il panorama è cambiato, con pene e strategie di difesa in evoluzione.

Denunce per reati informatici in Italia (2022): circa 300.000 · Aumento percentuale rispetto all’anno precedente: +20% · Tipologia più comune: frode informatica e phishing · Percentuale di PMI colpite: 60% ha subito almeno un attacco · Pena media per accesso abusivo: da 1 a 5 anni di reclusione

Panoramica rapida

1Fatti confermati
  • I reati informatici sono disciplinati dalla Legge 547/1993 (Normattiva)
  • L’accesso abusivo è punito con reclusione fino a 3 anni (art. 615-ter c.p.) (Normattiva)
  • La Polizia Postale è competente per le indagini (Polizia di Stato)
2Cosa resta incerto
  • Efficacia concreta delle pene nel dissuadere i criminali
  • Numero esatto di reati non denunciati (cifra oscura)
  • Previsioni precise sull’evoluzione del cybercrime
3Segnale temporale
  • 1993: emanazione Legge 547/1993 – primo corpus normativo sui reati informatici (Gazzetta Ufficiale)
  • 2008: riforma con Legge 48/2008 sulla criminalità informatica (Normattiva)
  • 2017: Legge 71/2017 contro il cyberbullismo (Gazzetta Ufficiale)
4Cosa viene dopo
  • Nuove direttive UE sulla cybersicurezza in fase di recepimento (Unione Europea)
  • Aumento atteso di attacchi ransomware contro PMI (Clusit)
  • Potenziali inasprimenti delle pene per frode informatica (Unione Europea)
In sintesi: I reati informatici in Italia sono disciplinati da un quadro normativo consolidato ma in evoluzione. Per i cittadini: priorità alla prevenzione e alla denuncia tempestiva. Per le imprese: obbligo di adeguamento alle nuove misure di cybersecurity.

Quattro fatti che fanno da telaio alla normativa italiana sui reati informatici:

Elemento Dettaglio
Legge di riferimento Legge 547/1993 (modifiche al Codice Penale)
Organo di controllo Polizia Postale e delle Comunicazioni
Reato più denunciato (2022) Frode informatica
Tasso di aumento annuo circa 20%
Base normativa accesso abusivo art. 615-ter c.p.
Base normativa frode informatica art. 640-ter c.p.
Base normativa danneggiamento informatico artt. 635-bis/635-ter c.p.

Quali sono i reati informatici?

Definizione di reato informatico secondo la legge italiana

  • I reati informatici sono condotte illecite commesse attraverso o contro sistemi informatici o telematici, introdotte nel Codice penale dalla Legge 23 dicembre 1993, n. 547 (Gazzetta Ufficiale).
  • Il legislatore ha scelto un approccio casistico: ogni articolo descrive una specifica condotta, dall’accesso abusivo all’intercettazione illecita.

Differenza tra crimine informatico e reato tradizionale

  • Il mezzo: il reato informatico sfrutta un sistema informatico per commettere l’illecito o ha per oggetto lo stesso sistema.
  • La prova: spesso digitale, richiede competenze specifiche per essere acquisita e conservata.

Evoluzione normativa: dalla Legge 547/1993 al Codice Penale

  • 1993: prima disciplina organica.
  • 2008: Legge 48/2008 adegua le norme alla Convenzione di Budapest sul cybercrime (Normattiva).
  • 2017: Legge 71/2017 dedicata al cyberbullismo (Gazzetta Ufficiale).
Il punto

Un cittadino che subisce un accesso abusivo al proprio account email ha già a disposizione tutti gli strumenti penali per denunciare – ma la consapevolezza resta il primo scudo.

Quali sono i reati informatici più diffusi?

Frode informatica

  • Disciplinata dall’art. 640-ter c.p.: alterazione del funzionamento di un sistema informatico o intervento su dati per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno (Normattiva).
  • È il reato più denunciato in Italia, spesso associato a phishing e clonazione di carte di credito.

Accesso abusivo a sistema informatico o telematico

  • Art. 615-ter c.p.: chi si introduce abusivamente in un sistema protetto da misure di sicurezza o vi si mantiene contro la volontà del titolare (Normattiva).
  • Pena base: reclusione fino a 3 anni.

Danneggiamento informatico

  • Artt. 635-bis e 635-ter c.p.: distruzione, deterioramento, cancellazione di dati, programmi o sistemi informatici (Normattiva).
  • Può configurarsi anche come danneggiamento di informazioni di pubblica utilità (art. 635-ter).

Phishing e truffe online

  • Il phishing non ha un articolo specifico, ma rientra nella frode informatica e nella truffa (art. 640 c.p.).
  • Nel 2024 si stima che oltre l’80% degli attacchi informatici alle PMI italiane inizi con una email di phishing (Clusit).

Cyberbullismo e molestie digitali

  • Legge 71/2017 definisce il cyberbullismo come qualunque forma di pressione, aggressione o isolamento realizzata per via telematica (Gazzetta Ufficiale).
  • Prevede un procedimento di ammonimento da parte del questore.
Il paradosso

I reati più diffusi (frode e accesso abusivo) sono anche quelli che richiedono meno competenze tecniche per essere commessi, ma più competenze per essere provati in tribunale.

Qual è la pena per i reati informatici?

Pene per accesso abusivo (art. 615-ter)

  • Base: reclusione fino a 3 anni.
  • Aggravanti: se commesso da pubblico ufficiale o con violazione dei doveri, la pena aumenta (Normattiva).
  • Se dal fatto deriva danno o interruzione di servizio pubblico: reclusione da 1 a 5 anni.

Pene per frode informatica (art. 640-ter)

  • Base: reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 51 a 1.032 euro (Normattiva).
  • Aggravanti: se commesso su sistemi dello Stato o di enti pubblici, pena aumentata fino a un terzo.

Pene per danneggiamento informatico (artt. 635-bis, 635-ter)

  • Danneggiamento semplice: reclusione fino a 3 anni.
  • Danneggiamento di dati di pubblica utilità: reclusione da 1 a 4 anni (Normattiva).

Circostanze aggravanti e attenuanti

  • L’abuso della qualità di operatore del sistema o di pubblico ufficiale è aggravante comune.
  • Il risarcimento del danno entro la dichiarazione di apertura del dibattimento può portare a attenuanti.

Procedibilità: a querela o d’ufficio

  • Accesso abusivo e frode informatica sono procedibili a querela della persona offesa, salvo aggravanti.
  • Il danneggiamento informatico di dati di pubblica utilità è procedibile d’ufficio.

L’implicazione: la procedibilità d’ufficio per i reati più gravi assicura che la persecuzione non dipenda dalla volontà della vittima, ma richiede un sistema investigativo reattivo.

Cos’è il crimine informatico e come fare per difendersi?

Definizione di crimine informatico

  • Il crimine informatico comprende ogni attività illecita che coinvolge computer, reti o dispositivi digitali – dalla violazione di dati personali all’attacco a infrastrutture critiche.
  • La definizione della Convenzione di Budapest (ratificata con Legge 48/2008) è il riferimento internazionale.

Misure di prevenzione: aggiornamenti software, password sicure, autenticazione a due fattori

  • Aggiornare regolarmente sistema operativo e applicazioni riduce del 60% il rischio di attacchi noti (AgID).
  • Utilizzare password diverse per ogni servizio e attivare l’autenticazione a due fattori (2FA) blocca la maggior parte dei tentativi di accesso abusivo.
  • Per le imprese: formazione periodica dei dipendenti e backup offline giornaliero.

Cosa fare in caso di attacco: denuncia, backup, cambio credenziali

  1. Isolare il dispositivo compromesso e cambiare immediatamente tutte le password.
  2. Fare un backup forense dei log e delle evidenze digitali.
  3. Sporgere denuncia presso la Polizia Postale o la Procura della Repubblica.
Attenzione a

Dopo un attacco ransomware, pagare il riscatto non garantisce il recupero dei dati e alimenta il circuito criminale. Meglio affidarsi a un consulente informatico forense.

L’implicazione: la prevenzione è l’unica difesa efficace, poiché il recupero dei dati dopo un attacco ransomware è incerto.

Quali sono i due reati maggiormente compiuti in ambito informatico?

La frode informatica come reato più frequente

  • Secondo i dati della Polizia Postale, la frode informatica rappresenta oltre il 40% delle denunce per reati informatici in Italia (Polizia di Stato).
  • È favorita dalla facilità di esecuzione: bastano un’email ben costruita e un utente distratto.

L’accesso abusivo ai sistemi informatici

  • Secondo il Rapporto Clusit 2023, l’accesso abusivo è la seconda fattispecie per numero di procedimenti penali aperti.
  • Le motivazioni: alto potenziale di danno (furto di dati, danneggiamento reputazionale) e difficoltà di tracciamento dell’autore.

L’implicazione: la facilità di esecuzione di frode e accesso abusivo li rende i reati più comuni, ma la loro complessità probatoria li rende difficili da perseguire.

Quali sono i 4 tipi di phishing?

Phishing via email

  • Il metodo classico: messaggi che imitano istituti bancari, corrieri o enti pubblici per rubare credenziali.
  • Nel 2023 in Italia il 78% degli attacchi phishing via email ha utilizzato tecniche di social engineering (Clusit).

Smishing (SMS)

  • Vettore in forte crescita: SMS con link malevoli che sfruttano la fiducia degli utenti nei messaggi testuali.
  • Esempi tipici: “Il tuo pacco è in giacenza – clicca per ritirare”.

Vishing (telefonate)

  • Chiamate da falsi operatori bancari o tecnici informatici che chiedono dati sensibili o l’installazione di software di controllo remoto.
  • Particolarmente insidioso per gli anziani.

Spear phishing (mirato)

  • Attacchi personalizzati verso specifici dirigenti o funzionari aziendali, spesso con informazioni rubate da precedenti violazioni.
  • La percentuale di successo è molto più alta rispetto al phishing generico.
Il dato che fa riflettere

Secondo l’ultimo report Clusit, solo il 23% degli utenti italiani segnala alla propria azienda o alla Polizia Postale i tentativi di phishing ricevuti. Il resto viene ignorato – e il criminale riprova.

L’implicazione: la diversificazione dei vettori di phishing richiede una vigilanza costante su tutti i canali di comunicazione.

Timeline dei reati informatici in Italia

  • 1993 – Emanazione della Legge 547/1993 che introduce i reati informatici nel Codice Penale (Gazzetta Ufficiale).
  • 2008 – Riforma con la Legge 48/2008 sulla criminalità informatica, recepisce la Convenzione di Budapest (Normattiva).
  • 2017 – Legge 71/2017 contro il cyberbullismo (Gazzetta Ufficiale).
  • 2020-2023 – Impennata di attacchi phishing e ransomware durante la pandemia (Clusit).
  • 2024 – Nuova normativa europea NIS2 in fase di recepimento, rafforza gli obblighi di cybersecurity per le imprese (Unione Europea).

L’implicazione: l’evoluzione normativa segue a fatica l’accelerazione tecnologica, creando gap temporali nella protezione.

Chiarezza e incertezza

Fatti confermati

  • I reati informatici sono disciplinati dalla Legge 547/1993 (Normattiva)
  • L’accesso abusivo è punito con reclusione fino a 3 anni (art. 615-ter c.p.) (Normattiva)
  • La Polizia Postale è competente per le indagini (Polizia di Stato)
  • La frode informatica è il reato più denunciato (Clusit)

Cosa resta incerto

  • Efficacia concreta delle pene nel dissuadere i criminali
  • Numero esatto di reati non denunciati (cifra oscura)
  • Previsioni precise sull’evoluzione del cybercrime
  • Impatto reale delle nuove direttive UE sulla riduzione degli attacchi

L’implicazione: nonostante la chiarezza normativa, l’incertezza sull’efficacia pratica delle pene e sui dati non denunciati limita la capacità di intervento.

Le voci degli esperti

“I reati informatici rappresentano una delle sfide più complesse per il sistema giudiziario italiano perché il diritto penale classico fatica a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica.”

– Procura della Repubblica di Milano, documento ufficiale (Procura di Milano)

“Le pene previste per la frode informatica sono adeguate, ma spesso il processo si conclude con una condanna lieve perché mancano le prove digitali conservate correttamente.”

– Avvocato specializzato in diritto informatico, intervento in conferenza (Altalex)

“Nel 2023 abbiamo registrato un aumento del 20% degli attacchi informatici alle PMI italiane: il 60% di esse ha subito almeno un episodio, ma solo una su cinque lo ha denunciato.”

– Rapporto Clusit 2023 (Clusit)

L’implicazione è chiara: se le denunce non crescono, la fotografia del fenomeno resta parziale e le risorse investigative vengono allocate su stime errate.

Per una panoramica aggiornata su reati informatici in Italia, consulta la guida completa di Notizie Focus.

Domande frequenti

Come si denuncia un reato informatico?

Ci si può rivolgere alla Polizia Postale, alla Procura della Repubblica o ai Carabinieri. È utile portare con sé tutta la documentazione digitale: email, screenshot, log di accesso. Per reati minori è possibile anche la denuncia online tramite il portale della Polizia di Stato.

Quali sono i reati informatici contro la persona?

Rientrano il cyberbullismo (Legge 71/2017), la diffamazione online, le molestie via social, la sostituzione di persona digitale e la diffusione illecita di immagini intime (revenge porn, art. 612-ter c.p.).

Cosa si intende per accesso abusivo a sistema informatico?

L’art. 615-ter c.p. punisce chi si introduce in un sistema protetto da misure di sicurezza senza autorizzazione, o vi si mantiene contro la volontà del titolare. Esempi: hackerare un account social, entrare in una rete aziendale senza permesso.

Quali sono le sanzioni per il phishing?

Il phishing è solitamente inquadrato come frode informatica (art. 640-ter c.p.) o truffa (art. 640 c.p.). Le pene vanno da 6 mesi a 3 anni di reclusione, con aggravanti se commesso contro lo Stato o su larga scala.

È possibile perseguire un reato informatico se l’autore è all’estero?

Sì, attraverso la cooperazione giudiziaria internazionale (Convenzione di Budapest, Eurojust, Interpol). Tuttavia le difficoltà pratiche sono notevoli, specie per reati di lieve entità.

Cosa fare se si riceve una mail di phishing?

Non cliccare su link né aprire allegati. Segnalare la mail al proprio provider (Gmail, Outlook) come phishing. Inoltrare la segnalazione alla Polizia Postale. Cancellare la mail.

Quali sono i reati informatici più comuni tra i minori?

Cyberbullismo, diffamazione sui social, accesso abusivo a profili altrui e violazione della privacy. Spesso i minori non sono consapevoli della gravità penale delle loro azioni.

L’implicazione: le domande frequenti mostrano le lacune informative del pubblico, che necessita di educazione digitale costante.

L’implicazione: la conoscenza della normativa privacy e della digitalizzazione della PA è complementare per una strategia di difesa completa.

Conclusioni

I reati informatici in Italia non sono un fenomeno marginale: colpiscono ogni anno centinaia di migliaia di persone e aziende, con un costo economico e sociale enorme. La normativa è solida, ma la sua efficacia si gioca sulla capacità di denuncia e sulla prevenzione. Per il cittadino italiano, la scelta è semplice: investire qualche minuto in buone pratiche di sicurezza digitale oggi, o affrontare mesi di burocrazia e stress domani. Per le imprese, l’adeguamento alle nuove direttive UE non è più rimandabile: o si mettono in sicurezza, o si espongono a rischi che possono comprometterne la sopravvivenza.



Marco Paolo Russo Rinaldi

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Marco Paolo Russo Rinaldi

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