
Ecommerce Italia: Classifica Top 100 e Guida Completa
Ogni mese milioni di italiani cliccano su Amazon, ordinano da Just Eat o sfogliano Notino. L’ecommerce italiano è un settore vivo, in crescita costante, eppure pochi conoscono i numeri dietro quelle classifiche. La ricerca di Casaleggio Associati ha tracciato oltre 9.000 aziende attive a fine 2024 — e il peso del made in Italy in rete continua a crescere.
Sito più visitato: Amazon · Classifiche: 700 e-commerce valutati · Studio principale: Casaleggio Associati · Community leader: Ecommerce Italia · Settori chiave: Beauty e Food
Panoramica rapida
- Amazon leader Top 10 2024 (Foodaffairs)
- 9.071 aziende attive a dicembre 2024 (Casaleggio Associati)
- Just Eat guida il settore Alimentare da 2023 (Italia Economy)
- Dati fatturato esatti per singoli operatori
- Metriche precise dei visitatori unici mensili
- Variazioni regionali interne all’Italia
- Temu approda in Italia a maggio 2023 (Foodaffairs)
- Ecommerce Italia Awards 2025 fissati per il 28 gennaio 2025 (Casaleggio Associati)
- Crescita costante settore Food and Drink — classifica aggiornata ad aprile 2026 (Ecommerce Italia)
- Notino leader stabile nel beauty con Douglas e Sephora a inseguire (Ecommerce Italia)
I dati principali del settore ecommerce italiano tracciati dalle classifiche Casaleggio Associati.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Community principale | Ecommerce Italia |
| Studio mercato | Casaleggio Associati |
| Classifiche | 700 e-commerce, 63 settori |
| Sito top | Amazon |
Qual è il sito e-commerce più utilizzato in Italia?
La classifica Top 10 Ecommerce Italia 2024, stilata da Casaleggio Associati, vede Amazon saldamente al primo posto, tallonata da Subito ed eBay. A dicembre 2024 il monitoraggio ha registrato 12.981 aziende totali nel database, di cui 9.071 attive — un balzo impressionante rispetto alle 5.788 di gennaio 2024.
Classifica top 100 ecommerce
Ottobre 2024 segna un punto di riferimento: Casaleggio Associati ha analizzato 8.055 aziende attive. La Top 10 generale vede Amazon, Subito, eBay, Booking.com, Trenitalia, Apple Store, Leroy Merlin, TicketOne, Ikea e Ryanair. Il pattern è chiaro: i marketplace internazionali dominano, ma alcune piattaforme italiane come Subito guadagnano terreno.
L’implicazione: Subito al secondo posto nel 2024, scalzando eBay che scende al terzo, racconta una transizione nel comportamento degli acquirenti italiani — preferiscono piattaforme con annunci locali piuttosto che marketplace globali.
Quanto costa fare un sito ecommerce in Italia?
Aprire un negozio online in Italia richiede investimenti che variano sensibilmente a seconda del modello scelto. Un sito su piattaforma SaaS come Shopify parte da circa 29 euro mensili, mentre una soluzione custom su misura può superare i 10.000 euro di partenza. I fattori principali sono: dominio e hosting, template grafico, sviluppo tecnico, integrazione pagamenti e adeguamento GDPR.
Costi di apertura
Per un ecommerce base con piattaforme pronte all’uso (WooCommerce, PrestaShop, Magento) i costi iniziali si collocano tra 500 e 2.000 euro, hosting incluso. Le voci più costose restano la personalizzazione grafica e l’integrazione con sistemi di pagamento — PayPal, carta di credito, bonifico — che richiedono contratti dedicati con provider come Stripe o SumUp.
Guida Pagamenti Digitali
In Italia la gestione dei pagamenti digitali è regolata dal PSD2 europeo. Un ecommerce deve implementare l’autenticazione forte (SCA) per transazioni sopra i 30 euro. I costi di transazione variano dal 1,5% al 3,5% a seconda del provider — un dettaglio che incide profondamente sulla marginalità dei piccoli rivenditori.
L’implicazione: per i piccoli rivenditori i costi di transazione tra 1,5% e 3,5% rappresentano una voce che può erodere i margini in modo significativo, specialmente su volumi bassi.
Cosa si vende di più online in Italia?
I dati Istat e le rilevazioni settoriali di Casaleggio Associati identificano alcuni comparti vincitori: Food, Salute Bellezza e Animali. A dicembre 2024 l’indice di italianità nel settore Alimentare ha raggiunto il 95% — un dato che racconta la forza dei produttori locali in rete.
Prodotti top Istat
L’Istat rileva che l’alimentare sfiora il 12% delle vendite ecommerce nazionali. Gli acquirenti italiani preferiscono ipermercati online e negozi specializzati in prodotti tipici — olio, vino, pasta — piuttosto che piattaforme generiche. Il Food rappresenta circa 817 aziende monitorate a maggio 2024 su un totale di 7.153.
Settori beauty e food
Nel beauty comanda Notino, leader costante dal 2023 al 2024, seguita da Douglas e Sephora. Nel food Just Eat domina dall’ingresso in Italia, affiancata da Deliveroo e Glovo. I settori Farmacie (99% di italianità) e Animali (91%) completano un quadro di forte radicamento territoriale — i rivenditori italiani non solo ci sono, ma guidano la classifica.
Il made in Italy nel food ecommerce non è residuale: il 95% di aziende italiane dimostra che c’è domanda reale per i prodotti locali, e che i consumatori italiani cercano attivamente l’eccellenza del territorio.
Cos’è l’e-commerce in Italia?
L’ecommerce in Italia è l’insieme delle attività commerciali condotte attraverso piattaforme digitali — marketplace, negozi proprietari, app — dove avviene lo scambio di beni o servizi. Il report Casaleggio Associati definisce il settore attraverso 63 comparti merceologici, dal food al turismo, dalla moda all’elettronica.
Definizione Oracle
Oracle 。In Italia questo si traduce in piattaforme che permettono transazioni online: Amazon, Subito, eBay come marketplace, Zara e Leroy Merlin come negozi proprietari. Il minimo comune denominatore è il pagamento digitale e la consegna a distanza.
Mercato Casaleggio
Casaleggio Associati traccia il mercato dal 2018, pubblicando classifiche mensili basate su visitatori unici e popolarità online. Il report 2024 ha monitorato oltre 5.700 aziende in 17 settori, producendo anche gli Ecommerce Italia Awards — premi basati sul ranking mensile che nel 2024 hanno celebrato i leader di ogni comparto.
Il raddoppio da 3.718 aziende nel 2023 a 9.071 a fine 2024 non è solo una crescita numerica: la composizione del tessuto imprenditoriale italiano in rete è cambiata in modo strutturale, con più made in Italy che compete su scala nazionale.
Quanto paga di tasse un e-commerce?
Un ecommerce in Italia segue le regole fiscali standard di qualsiasi impresa: partita IVA, registrazione al registro delle imprese, contributi INPS per i titolari. La forma più diffusa è la ditta individuale o la srls, con regime forfettario che azzera l’Irap e limita l’Ires al 15% su base ridotta.
Tasse Partita IVA
Con partita IVA ordinaria l’ecommerce paga IRPEF (dal 23% al 43% in scaglioni), IRES al 24% se costituito come società, e IVA al 22% sulle vendite in Italia. Il regime forfettario — accessibile fino a 85.000 euro di ricavi — prevede un’imposta sostitutiva al 15% e nessuna IRAP. Per gli ecommerce che vendono a clienti UE extra-Italia valgono le regole sulVAT registration.
Guida Fiscozen
Le piattaforme di consulenza fiscale online come Fiscozen raccomandano di separare sempre la gestione contabile dell’ecommerce dal conto personale. L’invio di fatture elettroniche tramite SDI è obbligatorio per chi superalimitedi fatturato — un adempimento che molti piccoli ecommerce sottovalutano nelle fasi iniziali.
Amazon si è riconfermata la prima in classifica, mentre Subito ha guadagnato una posizione, ed eBay ne ha persa una.
— Foodaffairs (Editore, analisi Top 100 Ecommerce 2024)
La percentuale di aziende italiane del settore vede al primo posto le Farmacie (99%), al secondo Alimentare (94%).
— Casaleggio Associati (Autore classifica, ottobre 2024)
L’ecommerce italiano attraversa una fase di consolidamento virtuoso. I numeri di Casaleggio Associati mostrano una crescita esponenziale — da 3.718 aziende nel 2023 a 9.071 a fine 2024 — ma il dato più significativo è la qualità del tessuto imprenditoriale: il 95% di aziende italiane nel food, il 99% nelle farmacie. Il made in Italy ecommerce ha raggiunto una massa critica tale da competere con i giganti stranieri su scala nazionale.
Letture correlate: Alimentare Italiano: Shop Online e Prodotti di Eccellenza · Imprese Italiane: Classifiche per Fatturato e Dati Ufficiali
La nostra analisi della classifica top 100 integra prospettive sui costi operativi che la classifica top 100 costi guadagni esplora in dettaglio per il 2024.
Domande frequenti
Si può fare un sito da soli?
Sì, con piattaforme come WooCommerce, Shopify o PrestaShop è possibile aprire un ecommerce in autonomia spendendo tra 500 e 2.000 euro iniziali. Serve competenza base su hosting, grafica e pagamenti digitali.
Quali nicchie locali rendono di più nel food ecommerce italiano?
I settori più redditizi in Italia sono Food, Salute Bellezza, Animali e Moda. La scelta dipende dalla e dalla capacità di differenziarsi — il mercato è affollato, ma le nicchie locali (prodotti tipici, integratori, accessori per animali) offrono margini interessanti.
Perché il settore food resiste alle crisi?
L’alimentare online ha mostrato resilienza anche nei periodi di recessione. Secondo l’Istat il settore Food nell’ecommerce italiano sfiora il 12% delle vendite totali — un trend in crescita costante.
Chi guida il mercato italiano per numeri di visitatori?
Le aziende leader per visitatori in Italia sono Amazon, Subito, Just Eat, Notino e Booking.com. La classifica Casaleggio non pubblica dati di fatturato ma ordina per visitatori unici — un proxy affidabile della performance commerciale.
Perché Subito ha superato eBay tra i marketplace italiani?
Tra i marketplace italiani spiccano Subito (n.2 Top 10), Ecco (moda), Decathlon (sport) e Zalando (moda internazionale con forte presenza in Italia). La community Ecommerce Italia raccoglie professionisti e aggiorna sulle novità di settore.
WooCommerce basta per un ecommerce italiano di fascia bassa?
WordPress con il plugin WooCommerce permette di creare un ecommerce funzionale senza competenze di programmazione. I passaggi base: acquisto dominio e hosting, installazione WordPress, attivazione WooCommerce, configurazione pagamenti e spedizioni, caricamento prodotti.
Chi guadagna posizioni nel beauty ecommerce italiano?
La classifica settoriale beauty vede Notino al primo posto costantemente dal 2023, seguita da Douglas e Sephora. Nel 2024 Douglas è entrata nella top 3 al posto di Tigotà — un segnale di rimescolamento nel segmento cosmetica online.