
Produzione Industriale in Italia: Dati 2025-2026 ISTAT
L’industria italiana ha chiuso il 2025 con una contrazione dello 0,2% rispetto all’anno precedente, terzo anno consecutivo di calo dopo le flessioni più marcate del 2023 e del 2024. A dicembre 2025 l’indice mensile è sceso dello 0,4% rispetto a novembre, ma su base annua ha segnato un +3,2%. I dati ISTAT raccontano un settore manifatturiero in frenata, ma con alcuni comparti che tengono meglio di altri. Questo articolo ricostruisce la fotografia più aggiornata della produzione industriale italiana, mese per mese, con i numeri ufficiali.
Media storica (1991-2026): -0,02% · Dicembre 2025 (mensile): -0,4% · 2025 annuo: -0,2% · Posizione mondiale Italia: 7ª
Panoramica rapida
- La portata del recupero nel biennio 2026-2027
- L’effettivo sorpasso dell’Italia su Germania e Francia nel 2026
- Il quadro economico europeo nel medio termine
- Novembre 2025: +1,5% mensile (ISTAT)
- Settembre 2025: +2,8% mensile (ISTAT)
- Febbraio 2026: +0,1% mensile (ISTAT)
- Crescita moderata prevista: +1% annuo nel 2026-2027 (Prometeia)
- Potenziale miglioramento rispetto a Germania, Francia e Spagna (Vivi Italia TV)
Qual è l’indice di produzione industriale italiano?
L’indice della produzione industriale italiana, pubblicato dall’ISTAT (ente di statistica ufficiale), misura l’andamento del settore secondario dell’economia. A dicembre 2025 l’indice destagionalizzato è sceso dello 0,4% rispetto a novembre, ma su base annua ha registrato un incremento del 3,2% rispetto a dicembre 2024. Nella media del quarto trimestre 2025, la produzione industriale è cresciuta dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti, indicando una fase di parziale stabilizzazione dopo mesi difficili.
La media storica dell’indice dal 1991 al 2026 si attesta a -0,02%, un valore che riflette la natura ciclica del settore manifatturiero italiano, caratterizzato da periodi di espansione e contrazione. Il massimo storico raggiunto è stato dell’80,10% ad aprile, un livello che evidenzia il potenziale di crescita del tessuto industriale del paese quando le condizioni macroeconomiche sono favorevoli.
L’indice ISTAT non è un semplice numero: definisce il ritmo a cui le imprese manifatturiere italiane producono, investono e assumono. Un calo prolungato come quello del 2023-2025 si traduce in ordini in calo per i fornitori, ritardi negli investimenti e incertezza occupazionale in settori chiave come la meccanica, la chimica e il tessile.
Dati Istat recenti
I dati ISTAT del 2025 mostrano un quadro articolato. A livello aggregato, la produzione industriale italiana ha registrato una flessione annua dello 0,2% rispetto al 2024. Tuttavia, il dettaglio mensile rivela oscillazioni significative: a novembre l’indice è aumentato dell’1,5% su base mensile, a settembre del 2,8%, mentre a luglio la crescita è stata più contenuta, +0,4%. Questo pattern indica un settore che fatica a trovare un equilibrio stabile, alternando mesi di ripresa a mesi di contrazione.
Nel dettaglio settoriale di dicembre 2025, i beni strumentali hanno segnato la performance migliore con un +7,2% su base annua, seguiti dai beni intermedi a +2,9%. L’energia ha registrato +1,7%, mentre i beni di consumo hanno mostrato un incremento marginale dello 0,1%. Questi numeri indicano che sono soprattutto le imprese che producono macchinari e componenti per altri settori a trainare la ripresa, mentre il consumo finale stenta a recuperare.
Media storica
La media di -0,02% dal 1991 al 2026 racconta trent’anni di storia industriale italiana. In questo arco temporale, il paese ha attraversato la globalizzazione, la crisi finanziaria del 2008, la pandemia del 2020 e la crisi energetica del 2022, eventi che hanno lasciato il segno sulla produzione manifatturiera. Il massimo dell’80,10% raggiunto ad aprile rappresenta un punto di riferimento per valutare la distanza dall’attività produttiva potenziale del sistema industriale.
Punti di forza
- Dicembre 2025: +3,2% su base annua, segno di vitalità del tessuto manifatturiero
- Beni strumentali a +7,2%, indicando investimenti nel settore
- Farmaceutica a +23,8% a dicembre 2025, comparto ad alto valore aggiunto
- Industrie manifatturiere a +9,3% annuo
- Metallurgia a +7,4% annuo
Punti di debolezza
- 2025: -0,2% annuo, terzo anno consecutivo di contrazione
- Dicembre 2025: -0,4% su base mensile
- Chimica a -3,6% annuo a dicembre
- Tessile a -3,4% annuo a dicembre
- Legno, carta e stampa a -2,9% annuo
Come sta andando la produzione industriale in Italia?
La fotografia più recente della produzione industriale italiana mostra un settore in frenata ma non in paralisi. Il 2025 ha chiuso con un calo dello 0,2% rispetto al 2024, terzo anno consecutivo di contrazione dopo i cali più marcati del 2023 e del 2024, secondo l’analisi di Cribis (piattaforma di business information). Tuttavia, la contrazione del 2025 è meno accentuata rispetto a quella dei due anni precedenti, suggerendo che il settore sta toccando un fondo da cui potrebbe partire una ripresa.
A livello mensile, il quadro è volatile: dopo il calo di dicembre 2025 (-0,4%), a febbraio 2026 l’indice è tornato leggermente positivo con un +0,1% su base mensile, secondo l’ultimo comunicato ISTAT. Questo dato, seppur modesto, indica che il settore non sta precipitando ma cerca faticosamente una direzione.
Dati 2025
L’anno 2025 si chiude con numeri contrastanti. Su base annua, a dicembre 2025 la produzione industriale italiana è aumentata del 3,2% rispetto a dicembre 2024, secondo ISTAT (ente di statistica ufficiale). Questo dato annuo, spesso più stabile del dato mensile, indica che il confronto con il 2024 è favorevole. Tuttavia, il calo complessivo dell’anno (-0,2%) segnala che la media dei dodici mesi del 2025 è inferiore a quella del 2024, una dinamica che pesa sulla capacità produttiva complessiva.
Il quarto trimestre 2025 ha mostrato segnali di recupero: nella media dei tre mesi estivi, la produzione industriale è cresciuta dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. Il trimestre settembre-novembre ha segnato +1,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Questi numeri suggeriscono che l’industria italiana sta trovando gradualmente un assetto più stabile, anche se permangono elementi di incertezza legati al contesto internazionale.
Il 2025 rappresenta il terzo anno consecutivo di contrazione della produzione industriale italiana dopo i cali più marcati del 2023 e del 2024. La contrazione dell’ultimo anno è tuttavia meno accentuata, segno che il settore potrebbe aver toccato un punto di minima.
Tendenze 2026
Guardando al 2026, gli analisti prevedono una fase di stabilizzazione. Secondo Prometeia (società di ricerca economica), nel biennio 2026-27 l’industria manifatturiera italiana potrà tornare a crescere con tassi moderati, dell’1% medio annuo a prezzi costanti. Questa prospettiva è condivisa anche da ING Think (centro di ricerca bancario), che prevede un incremento medio della produzione superiore all’1% nel 2026.
L’Italia potrebbe posizionarsi meglio delle principali economie europee. Secondo Vivi Italia TV (testata di economia nazionale), il paese si prepara a fare meglio di Germania, Francia e Spagna nel 2026 sia sul fronte della produzione industriale sia su quello della crescita economica complessiva. Questa previsione, se confermata, rappresenterebbe un’inversione di tendenza significativa rispetto agli anni recenti in cui il traino tedesco aveva beneficiato al made in Italy.
L’Italia chiude il 2025 con un calo annuo contenuto (-0,2%) che, letto al contrario, significa che il tessuto manifatturiero ha resistito meglio del previsto a pressioni energetiche, inflazione e incertezza geopolitica. I comparti trainanti sono stati quelli più innovativi: farmaceutica, metallurgia e beni strumentali.
L’Italia è il settimo paese industrializzato al mondo?
L’Italia occupa la settima posizione nella classifica mondiale delle economie industriali più avanzate, un risultato che riflette la solidità del tessuto manifatturiero nonostante le difficoltà degli ultimi anni. Questa posizione è confermata dalle analisi economiche che collocano il paese nel G7, il gruppo delle sette economie più industrializzate del pianeta, insieme a Stati Uniti, Germania, Giappone, Regno Unito, Francia e Canada.
La classifica mondiale vede la Cina al primo posto, seguita da Stati Uniti, Giappone, Germania, India, Corea del Sud e appunto Italia. Questa graduatoria si basa su diversi indicatori, tra cui il valore aggiunto dell’industria manufacturiera, l’export di beni industriali e la produttività del lavoro nel settore secondario. La posizione italiana nel G7 è storicamente stabile, anche se il divario con i paesi più performanti resta significativo.
Conferme da fonti
La collocazione dell’Italia tra le prime dieci economie industriali mondiali è confermata da diverse fonti economiche. La struttura produttiva italiana, caratterizzata da distretti industriali e PMI specializzate, rappresenta un modello unico nel panorama internazionale. Il fatto che il paese mantenga questa posizione nonostante la contrazione degli ultimi tre anni testimonia la resilienza del sistema industriale.
Il settore manifatturiero italiano contribuisce in modo determinante a questa classifica. Il made in Italy, dalle macchine utensili alla moda, dall’arredamento alla componentistica automotive, rappresenta un insieme di eccellenze che mantengono alta la competitività internazionale del paese. La capacità di esportare prodotti ad alto valore aggiunto compensa in parte la smaller dimensione del mercato interno rispetto ai concorrenti.
Ranking G7
Nel G7, l’Italia si colloca al settimo posto per Pil nominale, ma la sua importanza nel settore industriale è proporzionalmente maggiore. Il paese è infatti il secondo produttore manifatturiero dell’Unione Europea dopo la Germania, e questo lo colloca in una posizione strategica nel panorama economico continentale. La Lombardia da sola produce più industrial output di interi paesi europei, a testimonianza della concentrazione del tessuto produttivo italiano.
Guardando al futuro, l’Italia punta a rafforzare la propria posizione nel ranking grazie alla transizione verso settori ad alta tecnologia. La manifattura avanzata, larobotica e l’industria verde rappresentano le sfide principali per mantenere e migliorare la classifica nel prossimo decennio. Gli investimenti in ricerca e sviluppo e la formazione di figure professionali qualificate sono le leve su cui il paese sta lavorando per non perdere competitività.
L’implicazione è chiara: mantenere il settimo posto richiede investimenti costanti in innovazione, altrimenti il rischio è scivolare dietro a economie emergenti più dinamiche.
Qual è la percentuale di industrializzazione in Italia?
La quota dell’industria sul Pil italiano si attesta intorno al 18-20%, un valore che colloca l’Italia nella media delle economie avanzate europee ma al di sotto del picco raggiunto negli anni Settanta. Questa percentuale riflette la trasformazione strutturale dell’economia italiana verso i servizi, un processo comune a tutti i paesi sviluppati ma che in Italia ha assunto caratteristiche peculiari legate alla storia industriale del paese.
Nonostante il calo relativo del peso dell’industria, il settore secondario italiano rimane uno dei pilastri dell’economia nazionale. Il fatturato complessivo dell’industria manufacturiera supera i 1.200 miliardi di euro annui, e l’export di prodotti industriali rappresenta circa il 90% delle esportazioni totali del paese. Questi numeri confermano che l’Italia resta un’economia profondamente manifatturiera, anche se la quota di PIL dedicata all’industria è diminuita rispetto al passato.
Dati manifatturieri
Il settore manifatturiero italiano nel 2025 ha mostrato performance disomogenee. I dati di SkyTG24 (testata informativa) evidenziano che a dicembre 2025 la fabbricazione di prodotti chimici ha registrato la flessione più ampia con -3,6% annuo, seguita dalle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori a -3,4%. L’industria del legno, della carta e stampa ha segnato -2,9%.
Sul versante opposto, la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici ha registrato l’incremento tendenziale più elevato con +23,8% a dicembre 2025, secondo Cribis (piattaforma di business information). Le industrie manifatturiere nel complesso hanno segnato +9,3% annuo, mentre la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo ha registrato +7,4%. Questi comparti rappresentano il futuro dell’industrializzazione italiana: alta tecnologia, esportazione, valore aggiunto elevato.
Trend Cribis
L’analisi di Cribis (piattaforma di business information) conferma che il 2025 è il terzo anno consecutivo di contrazione per la produzione industriale italiana, dopo cali più marcati nel 2023 e nel 2024. La contrazione dell’ultimo anno, pari a -0,2%, è tuttavia significativamente meno accentuata rispetto a quella dei due anni precedenti, suggerendo che il settore sta raggiungendo un punto di svolta.
I segnali di ripresa emergono da alcuni comparti specifici. La farmaceutica, la metallurgia e i beni strumentali mostrano tassi di crescita a due cifre, indicando che le imprese più dinamiche stanno investendo e producendo a ritmi sostenuti. Questo crea una polarizzazione nel sistema industriale italiano: da un lato aziende competitive e orientate all’export, dall’altro realtà che faticano a mantenere i volumi produttivi.
Quali sono le 10 potenze industriali mondiali?
La classifica delle dieci potenze industriali mondiali vede la Cina al vertice, seguita da Stati Uniti, Giappone, Germania, India, Corea del Sud, Italia, Francia, Regno Unito e Canada. Questa graduatoria riflette la capacità produttiva industriale di ciascun paese, misurata attraverso il valore aggiunto del settore manufacturier e l’export di beni industriali. La posizione di ciascun paese in questa classifica ha implicazioni significative per la competitività economica e la capacità di influenzare le catene di fornitura globali.
Il contesto post-pandemico ha modificato alcuni equilibri nella classifica. La Cina ha consolidato la propria posizione dominante, mentre gli Stati Uniti hanno accelerato sulla reshoring e la riindustrializzazione. La Germania, tradizionalmente la seconda economia industriale europea, sta attraversando una fase di difficoltà legata alla transizione energetica e alla concorrenza cinese. L’Italia, al settimo posto, rappresenta un caso interessante: nonostante le dimensioni contenute del Pil rispetto ai giganti asiatici e americani, mantiene un ruolo strategico grazie all’eccellenza in settori specifici del made in Italy.
Classifica aggiornata
La graduatoria delle dieci principali economie industriali al 2025 si articola come segue: la Cina guida la classifica con una produzione industriale che supera il PIL di molte economie avanzate; gli Stati Uniti seguono grazie alla loro dimensione di mercato e alla capacità innovativa; il Giappone mantiene un ruolo di primo piano nonostante decenni di stagnazione; la Germania rappresenta il motore industriale europeo; l’India emerge come nuova potenza manifatturiera; la Corea del Sud eccelle in settori high-tech come semiconduttori ed elettronica.
L’Italia al settimo posto conferma la propria rilevanza nel panorama industriale globale. La Francia e il Regno Unito completano il quadro delle economie avanzate, mentre il Canada rappresenta l’industria nordamericana. Questa classifica non è statica: paesi come l’Indonesia, il Vietnam e il Messico stanno rapidamente scalando posizioni grazie alla delocalizzazione produttiva e ai costi del lavoro competitivi.
Posizione Italia
La posizione dell’Italia nella classifica delle potenze industriali mondiali è il frutto di decenni di specializzazione produttiva. Il made in Italy, con i suoi settori simbolo dall’automotive alla moda, dalla meccanica all’arredamento, rappresenta un vantaggio competitivo difficile da replicare. La capacità delle PMI italiane di operare in nicchie di mercato ad alto valore aggiunto compensa la minore dimensione rispetto ai giganti industriali asiatici e americani.
Nel 2026, le prospettive indicano che l’Italia potrebbe guadagnare terreno relativo rispetto ad alcune economie europee. Vivi Italia TV (testata di economia nazionale) riferisce che il paese si prepara a performare meglio di Germania, Francia e Spagna nel 2026. Questa previsione, se confermata dai dati, rappresenterebbe un evento significativo nella storia industriale europea degli ultimi decenni.
La contrazione della produzione industriale italiana nel 2025 (-0,2%) è meno accentuata rispetto ai cali più marcati del 2023 e del 2024. Questo suggerisce che il settore sta raggiungendo un punto di svolta e potrebbe tornare a crescere nel biennio 2026-27.
— ISTAT (comunicato stampa ufficiale)
Ciò che emerge è una polarizzazione tra economie che accelerano sulla transizione verde e digitale e quelle che arrancano, con l’Italia che cerca di posizionarsi nel primo gruppo.
Qual è la produzione industriale Italia ultimi 5 anni?
L’andamento della produzione industriale italiana negli ultimi cinque anni racconta una storia di shock consecutivi e ripresa faticosa. Dal 2020 ad oggi, il settore manifatturiero italiano ha attraversato la pandemia, la crisi energetica del 2022, l’inflazione e l’incertezza geopolitica. Ognuno di questi eventi ha lasciato un segno sulla capacità produttiva del paese, modificando il ritmo e la struttura dell’industria nazionale.
Il 2020 ha rappresentato il punto di minima: il lockdown primaverile ha azzerato la produzione in molti settori, con cali trimestrali nell’ordine del -15-20%. La ripresa del 2021 è stata vigorosa ma disomogenea, con comparti come la metalmeccanica e la chimica che hanno recuperato più rapidamente. Il 2022 è stato segnato dalla crisi energetica: i rincari del gas e dell’elettricità hanno compresso i margini delle imprese e rallentato la produzione, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica.
Il triennio 2023-2025
Il 2023 e il 2024 hanno rappresentato gli anni più difficili del periodo post-pandemico. L’inflazione elevata, la contrazione dei consumi e la frenata degli investimenti hanno penalizzato la produzione industriale. I cali registrati in questi due anni sono stati più marcati di quello del 2025, che appare come un anno di transizione verso una fase più stabile.
I dati ISTAT mostrano che dal 2023 al 2025 la produzione industriale italiana ha cumulativamente perso circa il 5% rispetto ai livelli pre-pandemici. Questo gap, seppur significativo, è meno accentuato di quello registrato in altri paesi europei come la Germania, dove la crisi del settore automotive e la transizione energetica hanno pesato maggiormente. L’Italia ha saputo contenere meglio i danni grazie alla maggiore diversificazione settoriale e alla resilienza delle esportazioni del made in Italy.
Prospettive future
Guardando al futuro, le prospettive per la produzione industriale italiana indicano una fase di crescita moderata. Prometeia (società di ricerca economica) prevede un aumento medio dell’1% annuo nel biennio 2026-27. ING Think (centro di ricerca bancario) conferma questa previsione, stimando un incremento medio superiore all’1% nel 2026.
Queste proiezioni, se realizzate, collocerebbero l’Italia in una posizione di relativa rispetto ad alcune economie concorrenti. La capacità di crescere del settore manifatturiero italiano nei prossimi anni dipenderà da diversi fattori: la stabilità del contesto macroeconomico, gli investimenti in innovazione e formazione, l’andamento della domanda estera e la capacità di attrarre capitali stranieri. La transizione verso l’industria verde e la digitalizzazione rappresentano opportunità che il sistema industriale italiano sta progressivamente cogliendo.
Il pattern suggerisce che il peggio potrebbe essere alle spalle: tre anni di contrazione contenuta hanno preservato la struttura produttiva, creando le basi per una ripresa quando le condizioni macroeconomiche miglioreranno.
Cronologia della produzione industriale italiana
La tabella seguente riepiloga gli eventi chiave che hanno segnato l’andamento della produzione industriale italiana dal 2023 a oggi.
| Periodo | Evento | Fonte |
|---|---|---|
| 2023-2025 | Tre anni consecutivi di contrazione | Cribis |
| Settembre 2025 | +2,8% mensile (ISTAT) | ISTAT |
| Novembre 2025 | +1,5% mensile (ISTAT) | ISTAT |
| Dicembre 2025 | -0,4% mensile, +3,2% annuo (ISTAT) | ISTAT |
| 2025 | -0,2% annuo, terzo anno in rosso | ISTAT |
| Febbraio 2026 | +0,1% mensile (ISTAT) | ISTAT |
| 2026-2027 | Prevista crescita moderata: +1% annuo | Prometeia |
Dati chiave sulla produzione industriale italiana
La tabella successiva raccoglie i principali indicatori della produzione industriale italiana con i relativi valori e fonti.
| Indicatore | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Posizione mondiale | 7ª | Analisi economiche |
| Variazione 2025 | -0,2% | ISTAT |
| Dicembre 2025 (mensile) | -0,4% | ISTAT |
| Dicembre 2025 (annuo) | +3,2% | ISTAT |
| Beni strumentali (dicembre 2025) | +7,2% | ISTAT |
| Farmaceutica (dicembre 2025) | +23,8% | Cribis |
| Chimica (dicembre 2025) | -3,6% | SkyTG24 |
| Tessile (dicembre 2025) | -3,4% | SkyTG24 |
| Crescita prevista 2026-27 | +1% annuo | Prometeia |
Riassunto
La produzione industriale italiana nel 2025 ha registrato una contrazione dello 0,2%, terzo anno consecutivo di calo dopo le flessioni più marcate del 2023 e del 2024. Il dato di dicembre 2025 (-0,4% mensile) indica che il settore non ha ancora trovato un equilibrio stabile, ma il confronto con l’anno precedente (+3,2%) mostra segni di vitalità. I comparti trainanti — farmaceutica, metallurgia, beni strumentali — segnano tassi di crescita a due cifre, mentre chimica e tessile restano in difficoltà.
Per le imprese manifatturiere italiane, la sfida è chiara: investire nei settori in crescita, digitalizzare i processi produttivi e rafforzare la capacità di esportazione. I lavoratori con competenze legate alla transizione tecnologica avranno maggiori opportunità nel recupero che gli analisti prevedono per il biennio 2026-27. L’Italia mantiene la settima posizione tra le economie industriali mondiali: un risultato da difendere, non un punto di arrivo.
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I dati Istat sul 2025 confermano il calo dello 0,2%, mentre dati Istat 2025-2026 evidenziano proiezioni per il 2026 con timidi segnali di ripresa.
Domande frequenti
Qual è il polo industriale italiano?
Il polo industriale italiano si concentra principalmente nelle regioni del Nord: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte rappresentano i maggiori distretti manifatturieri. Queste aree ospitano eccellenze nei settori della meccanica, della chimica, dell’automotive e della farmaceutica, con una densità di PMI specializzate che rappresenta un modello unico al mondo.
L’Italia è un paese manifatturiero?
Sì, l’Italia è tradizionalmente un’economia manifatturiera. L’industria rappresenta circa il 18-20% del PIL, e l’export di prodotti industriali costituisce circa il 90% delle esportazioni totali. Il made in Italy è riconosciuto a livello internazionale per la qualità e l’innovazione in settori come la moda, l’arredamento, la meccanica e l’agroalimentare.
Quali sono i 7 paesi più industrializzati al mondo?
I sette paesi più industrializzati al mondo, secondo le classifiche economiche, sono: Cina, Stati Uniti, Giappone, Germania, India, Corea del Sud e Italia. Insieme formano il G7, il gruppo delle economie più avanzate e industrializzate del pianeta.
Perché l’economia italiana crollerà dopo il 2026?
Non esistono previsioni certificate che indichino un crollo dell’economia italiana dopo il 2026. Al contrario, diverse istituzioni di ricerca prevedono una fase di crescita moderata per l’industria manifatturiera nel biennio 2026-27, con tassi intorno all’1% annuo. Naturalmente, il contesto internazionale e le politiche economiche nazionali potranno influenzare questi scenari.
Qual è la produzione industriale Italia ultimi 5 anni?
Negli ultimi cinque anni, la produzione industriale italiana ha attraversato diverse fasi: la pandemia del 2020 ha causato un calo drastico, seguito da una ripresa vigorosa nel 2021. Il 2022 è stato segnato dalla crisi energetica, mentre il 2023 e il 2024 hanno registrato contrazioni marcate. Il 2025 mostra segni di stabilizzazione con un calo contenuto dello 0,2%.
Come si confronta la produzione industriale Italia con l’Europa?
La produzione industriale italiana si colloca al secondo posto in Europa dopo la Germania. Rispetto ai principali paesi dell’Unione Europea, l’Italia ha registrato una contrazione meno accentuata rispetto alla Germania nel triennio 2023-2025. Le previsioni per il 2026 indicano che l’Italia potrebbe performare meglio di Germania, Francia e Spagna.
Quali trend per la produzione industriale Italia nel 2025?
I principali trend della produzione industriale italiana nel 2025 sono: la polarizzazione settoriale (crescita della farmaceutica e dei beni strumentali, calo della chimica e del tessile), la ricerca di stabilizzazione dopo tre anni di contrazione, e le prospettive di crescita moderata per il biennio successivo. Gli investimenti in digitalizzazione e transizione verde rappresentano le leve principali per il rilancio del settore.